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Finanziamento pubblico ai partiti

renzi-pinocchio

 

La politica di oggi si fonda sul miraggio: in una conferenza stampa celebre, Enrico Letta diceva di aver abolito il finanziamento pubblico ai partiti. Eppure il Movimento 5 Stelle aveva già scoperto l'inghippo.

PD e PDL volevano insabbiare l'abrogazione dei rimborsi elettorali, facendo rimbalzare la discussione dall'aula di Montecitorio in commissione Affari costituzionali. Esattamente il luogo da dove il testo proviene dopo il voto unanime dell'urgenza in capigruppo nel mese di giugno dell'anno scorso.

Le tensioni della maggioranza erano palpabili: prima la decadenza di Berlusconi, poi le dichiarazioni dell'on. Paolo Sisto (Fi-PdL) che parlava di una legge che "incide sul futuro democratico del nostro paese". Addirittura.
La maggioranza politica delle larghe intese era ormai all'ultimo atto.
Noi l'abbiamo sempre detto. Esiste solo l'aula di Montecitorio e le commissioni, non vogliamo accordo extra-parlamentari, non vogliamo che sia data dignità a pregiudicati, condannati o decaduti. Vogliamo riportare la centralità della politica nelle aule della democrazia. E nonostante le minacce, i giri di valzer e le finte moine, non abbiamo mai ceduto.

Letta ha minacciato ripercussioni in ogni modo possibile: prima con un decreto in assenza di un ddl, poi cercando di intervenire sulla calendarizzazione, anticipando o postponendo alla bisogna un provvedimento che l'avrebbe comunque messo in difficoltà. Una situazione in cui avrebbe perso in ogni caso.

Alla fine si è arrivati in aula. E sono state scintille.
Ma alla conta dei voti, al momento del dunque, il nuovo comandante del Partito Democratico era già in plancia di comando: Matteo Renzi ha avuto la possibilità di dire la prima bugia.